IL PUBBLICO ITALIANO, IO NON LO CAPISCO.

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Non sono mai stato d’accordo con il pubblico. O almeno quasi sempre mi sono ritrovato a vedere e a consigliare film che sono durati una settimana nelle sale e non ridere con i maggiori campioni di incassi degli ultimi anni, da Alessandro Siani a Checco Zalone. Sono sicuro che il problema sia il fatto che la maggior parte del pubblico italiano rappresenta il qualunquismo di questo Paese e fondamentalmente i film che incassano tantissimo (tranne rari casi) hanno alle spalle un marketing che attrae soprattutto un pubblico ignorante in materia “cinema”, se pensate che in Italia il bruttissimo film “Cinquanta sfumature di grigio” ha superato gli otto milioni di euro, e il bellissimo “Venere in pelliccia” di Roman Polansky solo 1 milione e 200 mila euro di incasso. Parliamo dei pregiudizi infondati del pubblico italiano? Ci sono quelli che pensano che le pellicole che si scrivono e si realizzano nello stivale siano “noiose” e “fatte solo di commedie insulse”  (sono gli stessi che poi vanno al cinema a vedere “Transformers” e il sequel di “Robocop” perché “almeno ci sono gli effetti speciali”) . Ci sono quelli che non vedono film italiani, tranne quelli di Checco Zalone e di Ficarra e Picone, o nel periodo delle festività natalizie quelli prodotti da De Laurentiis “perchè io al cinema ci vado per ridere!” 

Insomma, devo ammettere con tristezza che quasi sempre dei film che reputo molto validi non sono stati visti da molte persone, per esempio il bellissimo “Gli ultimi saranno gli ultimi” di Massimiliano Bruno ha incassato meno di due milioni e mezzo, ma meritava molti più spettatori, essendo uno dei film italiani migliori del 2015. Non ho mai visto ancora l’ultimo film di Checco Zalone (perchè fino ad ora quelli visti non mi hanno mai entusiasmato più di tanto) e ho resistito 10 minuti a quello dei Soliti Idioti del 2011 (65 milioni di incasso il primo e 10 milioni il secondo), ma sono andato a vedere con piacere “Italiano medio” di Maccio Capatonda e ho riso molto con “Smetto quando voglio”  di Sydney Sibilia del 2014.

Il pregiudizio, che vi dicevo prima, della fascia di età 15/25 è sintetizzato da una frase che ritorna in voga molto spesso: “sono commedie girate tutte dentro una casa”. Non è vero, ma anche se fosse? Il film “Perfetti sconosciuti” è una deliziosa commedia di Paolo Genovese, ambientata tutta in una casa, premiata per fortuna da incassi notevoli (oltre i 16 milioni di euro), ed è sicuramente un film girato in una stanza che vale molto di più artisticamente del film “The Divergent Series: Insurgent” che in tutto il mondo ha incassato quasi 300 milioni di euro.

Ma la prova finale che il pubblico italiano io non lo capisco mi è dato dal dato degli incassi abbastanza bassi (tre milioni 2 duecento mila euro) di uno dei film più sorprendenti degli ultimi anni “Lo chiamavano Jeeg Robot”, opera prima di Gabriele Mainetti e soprattutto uno dei film che avrebbero potuto far capire agli spettatori “americanizzati” che i film italiani sono anche inseguimenti, sparatorie e super eroi, supportati anche da sceneggiature ben scritte.

Non vorrei che il motivo dell’incasso non troppo alto fosse colpa di un altro film stile super eroe, ma purtroppo non aiutato da una sceneggiatura noiosa e scritta non troppo bene, ovvero “Il ragazzo invisibile” diretto da Gabriele Salvatores, che ha incassato più di 5 milioni di euro. Che abbia deluso gli appassionati del genere e li abbia portati a trascurare il film di Mainetti ?

 

Ah, visto che siete giunti fino alla fine della mia analisi, vi vorrei premiare: in pochi conoscono uno dei film italiani più premiato degli ultimi dieci anni, ”Cover Boy: l’Ultima Rivoluzione” di Carmine Amoroso, del 2008. Non credo abbia incassato tanto. Vedetelo e fatemi sapere. Buona visione.

Giuseppe Paternò

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