PAGARE PER RIDERE: COME E’ CAMBIATA LA COMICITA’ IN TV

satiriasi-stand-up-comedy-italia

Il mio rapporto con i programmi umoristici televisivi avvenne quando avevo circa dieci anni, con la satira del Bagaglino. Dal 1987 al 1990 non ho perso una puntata di “Biberon” che andava in onda su Rai Uno, più che altro perché quando avevo dieci anni c’era soltanto una televisione grande a casa mia e il sabato sera mio papà e mia mamma vedevano “un programma che fa ridere”. Per me quella era una comicità di alto livello, una satira pungente e sovversiva e ricordo che quando prendevano in giro i politici chiedevo a mia mamma “ma non si arrabbiano, che li prendono in giro?”. Per fortuna mia mamma mi spiegava che quella non era una vera “satira” (non capivo bene il significato esatto di satira, ma avevo intuito che era qualcosa a che vedere con la comicità) e che invece la vera satira la faceva Beppe Grillo. Memorizzai il nome, sapevo che mi sarebbe servito in futuro!

La svolta della mia vita come pubblico oramai “esperto” di programmi comici avvenne a dodici anni, quando iniziai a capire che la comicità non era semplicemente una barzelletta o lo sfottò sulle cose semplici ed evidenti. Per esempio Andreotti veniva preso in giro per la gobba dai comici del Bagaglino, e ad un pubblico fatto da persone con una cultura medio bassa poteva pure bastare. Io speravo già da allora che si facesse satira (adesso conoscevo bene il significato) del suo rapporto con la mafia.

Nel 1991 mi ricordo che mi approcciai per la prima volta ad una comicità più intelligente ed educativa intellettualmente, attraverso il programma “Avanzi”, ideato da Serena Dandini. Conobbi dunque la genialità dei fratelli Guzzanti , più di Corrado a dire il vero, e ne rimasi conquistato. Iniziava la satira sulla società, sulla politica, la guerra del golfo e pur essendo molto giovane, mi trovai a rispecchiarmi perfettamente per idee e per simpatia, con quella parte politica che nacque proprio in quell’anno dallo scioglimento del vecchio Partito Comunista, ovvero Rifondazione Comunista. Ma ero ancora troppo piccolo per la politica, e benché già mi definivo “di sinistra” avrei dovuto aspettare quasi dieci anni per andare a votare!

Nel 1992 spopolò il programma “La sai l’ultima?”, e devo dire che lo seguivo con molto piacere. Non era un passo indietro nella mia personale ricerca di raffinare il mio gusto comico, perché questo programma aveva l’onesta di presentarsi per quello che era, ovvero una serie di comici che venivano chiamati sul palco per dire delle barzellette. Stop. Non era satira, non era cabaret, erano barzellette. E si sa, che nella vita le barzellette ti possono sempre tornare utili.

Intanto crescevo, e con me cresceva anche la Gialappa’s Band e i vari “Mai dire…” che mi ha fatto scoprire comici come Aldo, Giovanni e Giacomo, Marina Massironi, il Mago Forrest, Paola Cortellesi, Luttazzi e tanti altri che meritano tutto il rispetto possibile.

Frequentai il liceo classico ( in tv ero “coccolato” intellettualmente dai vari programmi di Serena Dandini che pur se cambiavano il nome, mantenevano il cast artistico con varie new entry interessanti) e iniziavo sempre di più a capire che quella era la comicità da seguire, perché soltanto loro si impegnavano in qualcosa che andasse oltre la semplice battuta “qualunquista” (si, perché imparai questo termine qualche anno prima e lo usavo spesso, anche per fare il figo durante le assemblee a scuola per votare se occupare o no!) dicendo “non facciamo i qualunquisti” oppure “il tuo è un discorso qualunquista” ovviamente per far colpo sulle ragazze che comunque preferivano i ventenni con la macchina.

Dal 1997 al 2001 ci fu una grande strepitosa annata di programmi comici originali che assecondavano i miei gusti, da “L’Ottavo nano” a “Pippo Kennedy Show”  al geniale e trascuratissimo e poco ricordato “Telenauta 69” di Lillo & Greg , che tengo a precisare sono i miei comici italiani preferiti degli ultimi venti anni.

Mi iscrissi all’università e mi sono laureato nel 2003 e poi frequentai un master di scrittura cinematografica allo IED. Non potendomi permettere un hotel, dormivo gratis da un mio collega, Cristian. Un giorno a Roma, a casa sua, in una sera primaverile in terrazza, mi fece ascoltare per la prima volta la canzone “Otto il passerotto” di Lillo & Greg. Da allora mi sono detto: devo scrivere anche io qualcosa che faccia ridere, anche solo la metà della metà di una qualsiasi cosa presa a caso di loro. Tutti i miei cortometraggi comici che scrissi fino ad allora mi sembrarono robetta. Lillo & Greg mi hanno aiutato a migliorare, come autore e come persona. Perché come persona? Boh, forse solo come autore.

Faccio un salto indietro di un paio di anni per aprire una veloce e meritata parentesi su SATYRICON di Daniele Luttazzi, andato in onda su Rai Due da gennaio ad aprile del 2001, che nonostante i grandi ascolti la Rai ha tolto dal palinsesto. La puntata con Travaglio ospite mi ha fatto commuovere. La sua satira pungente per me era da insegnare a scuola, al posto dell’inutilissima ora di religione.

Erano purtroppo gli anni  di quel Silvio Berlusconi che tra un processo e l’altro praticava la democrazia e la lotta contro “i comunisti” e intanto il suo “editto bulgaro” aveva impedito a Biagi, Santoro e Luttazzi , tre delle voci più intelligenti e coinvolgenti del panorama televisivo italiano di rimanere in Rai.

Facciamo di nuovo un passo indietro: nel 1997 ha inizio un programma condotto da Claudio Bisio ed Antonella Elia dal simpatico titolo “Facciamo cabaret”, precursore di Zelig, che va in onda fino ad oggi.

La Rai invece tra il 2003 e il 2006 confeziona un programma satirico di discreto successo dal titolo “Bulldozer” .

Devo precisare che a me il cabaret popolato da “personaggi” e “tormentoni” non mi è mai piaciuto. Questioni di gusti e di riferimenti culturali: è ovvio che se un ventenne (e cosa più triste un trentenne o un quarantenne, ma per loro penso possa essere d’aiuto uno psicologo o iscriversi all’università) non ha idea di chi siano i Monty Python e pensa che Woody Allen sia noioso, deve poi “accontentarsi” di tormentoni facili e immediati come “Chi è Tatiana?” di Cirilli, non c’e’ nulla da fare. Per quanto mi riguarda una volta che avevo scoperto tramite You Tube i vari  George Carlin, Bill Hicks, Louis C.K., David Letterman, e tutta la stan up comedy americana.. mi sembrava (e mi sembra anche ora) una perdita di tempo stare a vedere l’ennesimo comico che con la parlata calabrese si presenta chennesò, con la pancia di fuori e una soppressata in mano dicendo che a sud la domenica si mangia tanto, contrariamente al nord (che tristezza, che mi fanno, i luoghi comuni!).

Ovviamente non voglio dire che non mi sono mai divertito con i comici di Zelig! Come non ridere con Ale e Franz sulla panchina, con i nostri Ficarra e Picone o con Checco Zalone e le sue prime canzoni? Piccole perle in un mare di “qualunquismo” becero. Avete visto che la parola ritorna?

 

Passano gli anni, e tra il 2005 e il 2006 , Rai Due e Rai Tre mettono in onda due programmi interessanti, (soprattutto il primo) “Bla, Bla, Bla” di Lillo e Greg e “Glob – lo scemo del villaggio” di Enrico Bertolino. Intanto su mediaset  si alternano Zelig, Colorado ed il bruttissimo Made in Sud a causa del quale ho divorziato per un po’ di tempo con la comicità in tv, visto che dopo 6 minuti di programma mi ritrovavo in un angolo a piangere senza capire il perché: era quello il perché. Ultimamente purtroppo anche LA7 (che però può vantarsi di avere nel palinsesto il divertentissimo “Crozza Italia”) ha provato con i pessimi “Il boss dei comici” flop della rete ed “Eccezionale Veramente”, una sfida a colpi di noia, tra una barzelletta raccontata male e il cabaret che forse può andare bene in qualche villaggio turistico da una stella e mezzo, ma di certo non in tv. A parte due o tre concorrenti bravi, trai quali annovero il palermitano Roberto Lipari, purtroppo non si è salvato nessuno. L’unica volta che ho riso di gusto è stato grazie a Clara Campi, una che fa serate su serate di spettacoli di stand up comedy nel nord Italai e che ovviamente per i giurati non era “Eccezionale Veramente”, anzi il “maestro” della comicità Massimo Boldi (ah sono ironico, per chi non l’avesse capito, quando ho detto “maestro”) ha definito la parola pomp*** un facile escamotage per far ridere. Facile? Parliamo d’altro, che poi divento ancor più triste. Quasi mi riesce a mancare Made in sud quando vedo “Eccezionale Veramente”

Ma il mio discorso è questo: dove è andata a finire la satira? Possibile che stiamo crescendo una generazione di selfisti quindicenni lobotomizzati che penseranno per sempre che in Italia la comicità sia solo battute da bar, giochi di parole e cabaret di bassissimo livello? Dove hanno nascosto i testi intelligenti ? Non mi basta solo “Nemico pubblico” ideato da Giorgio Montanini su Rai Tre in seconda serata,  condito da una comicità dissacrante rivolta ad una fascia di pubblico con una intelligenza e una apertura mentale sopra la media.

Non preoccupatevi! La soluzione è arrivata, per fortuna: ci hanno pensano un gruppo di comici che fanno stand up comedy e che si sono uniti qualche anno fa sotto il nome di un progetto comune “Satiriasi”: Filippo Giardina, Francesco De Carlo, Pietro Sparacino, Saverio Raimondo, Velia Lalli, Giorgio Montanini e Mauro Fratini. Insieme fanno un programma televisivo, ma né in Rai, né su Mediaset né tantomeno su LA7.

Stand up Comedy è un programma che va su “Comedy Central” canale 124 di Sky. Sky, vuole dire abbonarsi e pagare ogni mese, per ridere.

Ho scritto tutto questo perché ieri quando mi ha chiamato l’ennesimo call center, non era né Enel energia né la Vodafone Casa. Era Sky che mi proponeva una offerta vantaggiosa, e non ho potuto che arrendermi e dire “SI, LO VOGLIO”. Ed ecco che il mio rapporto con la satira è ritornato più forte e consolidato. Nel 2016 per sentire in tv satira di alto livello e battute intelligenti bisogna fare un abbonamento su qualche piattaforma a pagamento. E per citare Lucio Dalla “io mi sto preparando, è questa la novità”.

Giuseppe Paternò

Precedente Arte Culinaria: ricetta dello Chef Gioacchino A. Sensale #1 Successivo “IO NON MI SENTO ITALIANO” di TONY COLAPINTO: Recensione di Francesca Mezzatesta.