Mazzini: Il dovere di essere un Uomo.

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«Io voglio parlarvi dei vostri doveri». Così, con questa frase ad effetto, ha inizio l’introduzione dei Doveri dell’uomo, un testo scritto da Giuseppe Mazzini, apparso per la prima volta, seppur in versione incompleta, a Londra nel 1841-42 (bisognerà attendere il 23 aprile 1860 per accedere al volume completo, stampato prima a Lugano e poi a Napoli).

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Forte fu in Mazzini l’esigenza di parlare pubblicamente dei doveri umani, specie in un’epoca in cui veniva evocata – e si sentita – la necessità di fondare e riformare una nazione, una patria, un popolo. Con le sue gesta e le sue parole, Mazzini si fece carico del popolo italiano, lo strinse stretto a sé, custodendolo: «Pensate a me com’io penso a voi. Affratelliamoci nell’affetto alla Patria».

Mazzini fu senza dubbio un uomo impegnato: rivoluzionario, lottatore, visionario, intellettuale chiamato a risvegliare le coscienze silenziose ed addormentate, coscienze schiave d’un lacerante pregiudizio. Una vita, la sua, contrassegnata dalla lotta per i valori, dall’amore nei confronti delle idee, dal sacrificio del sé, del proprio sé, della propria esistenza. Il sacrificio implica tensione, sudore, fatica. Sacrificare vuole dire, in un senso più letterario, “rendere sacro”, “fare sacro”. E Mazzini rese sacro il suo momento storico, il suo tempo, la sua cultura. In gioco v’era l’avvenire della patria.Ma la fondazione della patria passa attraverso una violenta e significativa liberazione. Perché la patria potesseav-venire, e dunque realizzarsi, il popolo doveva liberarsi di quelle due prepotenti piaghe che, riprendendo il pensiero di Mazzini «contaminano le classi più agitate e minacciano di sviare il progresso italiano».Quali piaghe? Quali pericoli? Quali insidie “culturali” ostacolavano il cammino della patria? Il Machiavellismo ed il Materialismo! Il primo, sulla scia dell’abusato motto “Il fine giustifica i mezzi”, allontanava gli uomini dall’amore, dal criterio, dalla lealtà, dalla scienza; il secondo, sulla scia del culto degli interessi materiali, trascinava il popolo verso il regno dell’egoismo e dell’anarchia. «Voi dovete adorar Dio per sottrarvi all’arbitrio e alla prepotenza degli uomini. E nella guerra che si combatte nel mondo tra il Bene e il Male, dovete dare il vostro nome alla Bandiera del Bene e avversare, senza tregua, il Male, respingendo ogni dubbia insegna, ogni transazione codarda, ogni ipocrisia di capi che cercano maneggiarsi fra i due; sulla via del primo, voi m’avrete, finch’io vivo, compagno».

Per questo motivo, dunque, Mazzini sentìvitale il bisogno di gridare il proprio nome, esponendosi e ponendosi all’ascolto del popolo, prostrandosi come rivoluzionario apostolo della verità.

Ma perché parlare agli uomini dei loro doveri e non dei loro diritti? «Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perché, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v’opprimono, dove l’esercizio di tutti i diritti che appartengono all’uomo vi è costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità è per gli uomini dell’altre classe, vi parlo io di sacrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, d’educazione, e non di ben essere materiale?».

Parlare dei doveri significava, anzitutto, parlare concretamente al popolo, toccare per mano gli uomini, provocarli. Cosa può farsene il popolo dei diritti? Che se ne fa, per esempio, del diritto ad essere felice se poi non ci sono i mezzi reali per esserlo?«Le rivoluzioni conquistarono la libertà: libertà individuale, libertà d’insegnamento, libertà di commercio, liberà in ogni cosa e per tutti. Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo d’esercitarli? Che importava la libertà d’insegnamento a chi non aveva né tempo, né mezzi per profittarne? Che importava la libertà di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né capitali, né credito?».

Il dovere, il senso del dovere, il sacrificio, la virtù, l’azione: queste sono le cose che più contano all’interno di una comunità e che bisogna trasmettere educandoal dovere e non al diritto.L’obiettivo di Mazzini fu quello di ricercare un principio educatore in grado di guidare gli uomini al meglio, insegnando loro la costanza nel sacrifico. Un principio che li vincolasse ai loro fratelli senza farli dipendenti dall’idea d’un solo o dalla forza di tutti. Quel principio di movimento non poteva che essere il D O V E R E, la cui finalità è una e indissolubile: rendere se stessi e gli altri migliori.

Secondo Mazzini, i doveri più importanti per un uomo sono quelli nei confronti dell’Umanità. Sono i più importanti perché propedeutici agli altri doveri dal momento che un uomo, prima di essere cittadino o padre, è propriamente uomo. I doveri verso l’Umanità segnano il rispetto nei confronti della natura umana e degli altri uomini che abitano il nostro stesso mondo, la nostra società. Sono, inoltre, doveri che contribuiscono a rendere più autentica e vera l’umanità, con un occhio deciso alle future generazioni.«Siete uomini: cioè creature ragionevoli, socievoli e capaci, per mezzo unicamente dell’associazione, d’un progresso a cui nessuno può assegnar limiti; e questo è quel tanto che oggi sappiamo della Legge di vita data all’Umanità. Questi caratteri costituiscono la umana natura, che vi distingue dagli altri esseri che vi circondando e che è fidata a ciascuno di voi come un seme da far fruttare».

Altri doveri sono quelli nei confronti della Patria, poiché senza una Patria, un uomo non ha e non può avere nome, né segno, né voto, né diritti. Senza Patria «siete i bastardi dell’Umanità. Soldati senza bandiera, israeliti delle Nazioni, voi non otterrete fede né protezione; non avrete mallevadori».Ci sono poi i doveri verso la famiglia, «la Patria del core», ed infine idoveri verso noi stessi, quelli che ci fanno guardare veramente la nostra esistenza, ponendoci di fronte a ciò che siamo: esseri responsabili. La vita dell’uomo è una questione di responsabilità. Vivendo, siamo responsabili della nostra vita, delle nostre azioni, delle emozioni, dei sentimenti, delle parole. Tutto questo è ciò che Mazzini chiama libertà.

Laddove c’è responsabilità, c’è libertà. C’è l’Uomo.

A cura di Danilo Serra

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